Notizia del 25 Marzo
FUORI PORTA: Mafia, un rischio reale fuori dalle nostre porte
Ieri sera presso il Teatro Accademico si è tenuto l’incontro Fuori Porta, organizzato da Confartigianato Imprese di Castelfranco Veneto e Confartigianato Marca trevigiana, sui rischi dell’infiltrazione mafiosa.
Nella serata di ieri sera è avvenuto l’incontro Fuori Porta, organizzato da Confartigianato Imprese di Castelfranco Veneto e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana con il patrocinio dei comuni della castellana.
Un momento di confronto e aggiornamento sul fenomeno dell’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, che ha visto come principali interlocutori Antonia Ronchei, direttore del quindicinale economico e finanziario Il Bollettino, Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, Salvatore Gibilisco, Colonnello (RIS) dei Carabinieri e formatore, Mario Pozza, Presidente Camera di Commercio Treviso-Belluno e Oscar Bernardi, Presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
“Oggi vogliamo accendere i riflettori su un argomento che sta diventando sempre più importante e che merita l’attenzione di tutti gli attori, sia istituzionali che economici – ha spiegato Maurizio Cattapan, Presidente di Confartigianato Imprese Castelfranco Veneto – La mafia non è un rischio lontano ma è lì, fuori dalle nostre porte. Dobbiamo farci trovare pronti per scegliere la legalità e l’etica. Sistemi facili di liquidità, di prestiti o soluzioni semplici anche se appetibili hanno sempre qualcosa di, passatemi il termine, “strano”. Non facciamoci abbagliare e soprattutto non facciamoci trascinare, piuttosto continuiamo a fare squadra, i problemi se condivisi pesano meno e le soluzioni si possono trovare, insieme, e senza dubbio alcuno, saranno più agevoli. Nessuno pensi di doversi salvare da solo o di dover combattere da solo.”

Anche le piccole aziende possono essere vittima di questo fenomeno secondo il Presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana Oscar Bernardi. “La burocrazia non aiuta le imprese. Dobbiamo capire che l’eccesso di formalismo e di norme non coincide con la legalità, anzi. Noi oggi siamo la spina dorsale di questo sistema economico, ma oggi le piccole imprese devono affrontare costi dell’energia elevati, la pandemia, la concorrenza sleale. Tante criticità che ricadono pesantemente sulla capacità di restare in piedi. Questa situazione può aggravare la loro condizione e provocare la possibilità di essere soggetti a proposte poco raccomandabili.”
Un tessuto economico, quello veneto, ricco di aziende familiari che possono essere attratte inconsapevolmente da fondi illegali per l’impossibilità di un passaggio generazionale, secondo Antonia Ronchei, Direttore de Il Bollettino. “Il Veneto è una delle regioni più virtuose dell’Italia, si pensi che la stima nel 2021 è un aumento del PIL del +6,9% rispetto il 2020, più delle altre regioni e più della media nazionale. Ed è un territorio che si distingue per la presenza di imprese a conduzione familiare. Queste imprese hanno spesso difficoltà a tramandare le loro realtà agli eredi e quindi questa situazione può condurle ad essere attratte da investimenti esteri o altre tipologie di finanziamento o acquisizione difficilmente controllabili, il rischio che si cada nell’illegalità è concreto e reale.”
Tante le attività che sono state messe in campo a livello provinciale per contrastare il fenomeno. “La sottoscrizione dei protocolli d’intesa in tema di legalità è stata considerata fondamentale ed opportuna nell’attuale situazione di ripartenza dell’economia, a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19 ed ai conseguenti provvedimenti restrittivi imposti dal governo nazionale e regionale, situazione nella quale è elevato il rischio che molte imprese che versano in condizioni di difficoltà finanziaria possano essere vittime di usura, estorsione o altri reati anche perpetrati da organizzazioni di stampo mafioso o malavitoso- ha dichiarato Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio. – Un problema per le piccole imprese è l’accesso al credito. Il 93% delle imprese in Italia è di piccole dimensioni quindi dobbiamo far capire che lo standard non è quello di una grande impresa. Ad oggi per sostenere le imprese è stato messo a disposizione un contributo al credito di 35 milioni e come Camera di Commercio investiamo 50 mila euro all’anno per dare informazioni a tutta la regione e continueremo a farlo.”
Oggi il fenomeno mafioso non è lo stesso di una volta secondo Salvatore Gibilisco, Colonnello (RIS) dei Carabinieri. “La mafia oggi si presenta con ‘giacca e cravatta’, si è evoluta. I nipoti dei mafiosi di un tempo oggi hanno studiato, hanno frequentato l’università e sono diventati professionisti: commercialisti, funzionari di banca, capaci di dare pareri di natura tecnica. La mafia non è solo nelle imprese, ma anche nel mondo della consulenza. Oggi la provincia di Treviso ha visto nascere 4800 soggetti economici, dato che fa riflettere se pensiamo a tutte le difficoltà legate alla pandemia e al lockdown. Se a questo sommiamo che ci sono circa 147 figure apicali all’interno delle imprese che hanno precedenti penali per reati di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, questo ci fa capire che è necessario continuare a monitorare il tessuto economico del territorio senza abbassare mai la guardia.”
“Ora come ora non parliamo solo di infiltrazione mafiosa, ma di radicamento – ha commentato Pierpaolo Romani, coordinatore di Avviso Pubblico – I mafiosi non entrano nell’economia se non sono aiutati da imprenditori nel mondo economico-finanziario. Bisognerebbe che le associazioni o gli ordini, quando la loro reputazione viene minata, agiscano per isolare queste realtà. È necessario creare una cultura sulla legalità, far capire cosa è sbagliato e cosa no e fornire ai piccoli imprenditori tutti gli strumenti e le competenze per poter affrontare il problema”.