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Notizia del 5 Agosto

#iononsonounbancomat

Lo sconto in fattura per ecobonus distorsivo della concorrenza.
Per l’impresa tipo specializzata a rischio il 58% dei lavori.

Nei giorni scorsi, unitamente ai colleghi presidenti delle altre province venete del sistema Confartigianato, abbiamo inviato una lettera ai parlamenti per sollecitare una loro azione bi-partisan sulla recente vicenda della disciplina sull’ecobonus.

Di seguito l’inizio dell missiva:
“Nonostante le tante buone intenzioni espresse dalle forze politiche, comprese quelle che formano l’attuale maggioranza di Governo, l’artigianato e la piccola impresa continuano a subire condizioni di mercato e di legislazione che, incuranti dello “small business act”, della disciplina dei termini di pagamento, della disciplina che regola il sub appalto, dei costi energetici, dei carichi burocratici e della necessità di assicurare effettiva concorrenza, condizionano quotidianità e crescita della fascia di imprese che, nonostante ciò, continua a rappresentare il 93,5% (fino a 10 addetti con il 42,5% dell’occupazione) che diventa 99% (fino a 50 addetti con 66,3% dell’occupazione) dell’intero tessuto imprenditoriale italiano.”

Lettera che si chiude con: “buona l’idea di rilanciare il risparmio energetico e gli interventi antisismici con lo sconto in fattura; cattiva l’esecuzione che vuole il piccolo imprenditore essere anche bancomat, per l’anticipo dello sconto. Tra le tante soluzioni possibili è stata scelta la peggiore, premiando l’intermediazione con i relativi costi che ricadono sul cittadino e sulla piccola impresa, anziché il lavoro professionale vero ed il rapporto tra comunità ed imprese. Vi chiediamo di ascoltare le imprese e la loro rappresentanza e di modificare quanto prima la norma. Noi siamo a vostra disposizione!”

“Questa nostra forte presa di posizione -afferma Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana- si basa sulla consapevolezza della profonda distorsione della concorrenza introdotta dalla norma – come evidenziato dall’Antitrust – a danno di 52mila600 imprese artigiane venete edili, dell’installazione di impianti e dei serramenti (in legno e in metallo)pari al 41% di tutto l’artigianato regionale: Le imprese artigiane trevigiane interessate sono 9.800 ( che occupano 20.200 addetti), pari complessivamente al 42.8% del comparto.

Il valore di questo mercato in Veneto
In Veneto il mercato sostenuto dall’ecobonus ammonta, nel 2018 da fonte ENEA, a 541 milioni € di investimenti (pari al 16,3% dei 3.331 milioni a livello nazionale) e 42mila interventi. Nell’ultimo quinquennio queste cifre diventano oltre 2 miliardi di investimenti e 215mila interventi. La distribuzione per tipologia rileva il 31,4% riferito ai serramenti, il 24% a pareti verticali, il 15,4% a pareti orizzontali, il 12,6% alle caldaie a condensazione, il 7,4% a pompe di calore, il 4% a schermature solari, l’1,1% al solare termico e lo 0,75% a Impianti a Biomassa.

I danni per l’impresa “tipo”
Ma quali sono gli effetti del provvedimento su di una impresa tipo di cinque addetti nel settore delle costruzioni? A questo risponde una stima elaborata dall’ufficio studi della federazione. Nell’ipotesi in cui gli interventi per efficienza energetica pesino per il 50% del fatturato aziendale si evidenzia che la norma, dal 4° anno, mette fuori mercato la nostra impresa tipo. Nei primi 3 anni lo sconto praticato ai clienti rimane inferiore alle somme versate all’Erario – imposte su reddito, ritenute dei dipendenti, contributi, Irap e Iva – consentendone il completo recupero da parte dell’impresa, ma dal 4° questa condizione non si avvera più e l’impresa è costretta, per quell’anno, a rinunciare alla gran parte degli interventi incentivati, nel 5° la rinuncia per incapienza è totale. Nell’arco dell’intero quinquennio è del 37% la riduzione del fatturato sul

segmento interessato dalle detrazioni fiscali per riqualificazione energetica.

Se l’impresa è invece fortemente specializzata negli interventi per efficienza energetica, con un
peso del 75% del fatturato, la situazione peggiora. Lo sconto, infatti, può essere recuperato solo
nel primo biennio mentre già nel 3° anno si registra una incapienza di versamenti all’Erario per la quasi totalità dei lavori e nell’ultimo biennio sarà necessario rinunciare alla totalità dei lavori incentivati. Nell’arco del quinquennio l’impresa perderà oltre la metà (58%) degli interventi beneficiati da incentivi.
Le condizioni peggiorano ulteriormente nel caso in cui l’impresa non riesca a compensare i mancati ricavi sul mercato sostenuto dall’ecobonus su altri segmenti di mercato (immobili non residenziali, nuove costruzioni, ecc.), in quanto la riduzione dei ricavi diminuisce gli oneri fiscali utilizzabili per la compensazione.

“E’ urgente arrestare questo paradosso -conclude Sartor- di provvedimenti presentati come vocati alla “crescita” che, invece di sostenere le piccole imprese private delle costruzioni rischiano di generare ulteriori spazi di rendita di posizione a grandi imprese a capitale pubblico”.

VENETO

INVESTIMENTI SOSTENUTI DA ECOBONUS PER TECNOLOGIA NEL quinquennio 2014-2018
Investimenti in Milioni di euro – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Enea

Spazio Aziende Area Lavoro 07/2019